Olive
Le mattine non iniziano presto. Bisogna aspettare che la rugiada del mattino si asciughi. Comunque ci troviamo entro le otto al più tardi. Arriva chi fa sul serio. Secchi, reti, rastrelli. Niente scuotitore, mai, rovinerebbe l’albero!
Tre macchine, due bambini, un solo rimorchio, perché le altre macchine non hanno il gancio. Ogni anno la stessa storia. Avremmo dovuto aspettare ancora un po’. La resa sarà scarsa. Non siamo contenti.
Ma in nessun altro modo riuscivamo ad avere le ferie. Nessuno di noi. Corriamo prima e dopo il lavoro. A prendere i bambini, i rastrelli, la rete, le pentole con la merenda. Poi ci dimentichiamo di mangiare, finché al primo non cominciano a cedere le mani e le ginocchia.
Il piccolo si è messo un’oliva in bocca. Non abbiamo filmato la faccia che ha fatto, ma ce la ricorderemo tutti. Alla zia è sceso un ragno sulla testa e ha urlato. L’hanno sentita fino all’oliveto accanto.
Fino a mezzogiorno siamo in maniche corte, e manca sempre da bere. Verso sera torniamo a casa senza una parola. I bambini dormono, la radio suona. In macchina il riscaldamento è acceso perché nessuno si raffreddi. Ma le mani tremano ancora. La schiena tira, gli occhi mezzi chiusi.
Un rastrello non l’abbiamo toccato.
Quest’anno a raccogliere non c’erano le stesse persone. E l’olio era più amaro di prima.
Nicole Vojak Štoković, conduttrice radiofonica e giornalista dall’Istria, Croazia.